Ignoto l’autore, incerta la provenienza, assai intrigante l’immagine, il bassorilievo in marmo posto sulla porta del campanile della Chiesa madre di Positano rappresenta la sintesi simbolica del territorio della Costa d’Amalfi  e dei suoi abitanti.
L’immagine della cosiddetta “pistrice” si compone di tre elementi: la testa di fiera, il corpo di lumaca, la coda di pesce. Ne scaturisce una facile interpretazione: la casa (ovvero la lumaca) posta a metà strada fra il bosco e il mare, rappresentati rispettivamente dalla fiera e dal pesce.
Immediatamente sotto questa sorta di mostro viene raffigurata una volpe che insegue dei pesci: ed ecco l’abitante di questo territorio,  fondamentalmente legato alla terra e al bosco, costretto a spingersi a mare per fame, per bisogno.
La volpe pescatrice, ovvero l’Amalfitano, marinaio dell’Antica Repubblica, con i suoi traffici in tutto il Mediterraneo ma legatissimo al proprio territorio, che non abbandona mai.
A lui dedichiamo questo piatto, tipico del contadino-pescatore della Costa d’Amalfi “con un piede in barca e uno in vigna. Un piatto che potremmo definire “elastico” nel senso che il rapporto fra totani e patate può variare in base al numero degli ospiti e/o della quantità del  pescato.
Un piatto simbolo della nostra cucina, tutta giocata fra mare e terra, con ingredienti di rara fragranza e autentica genuinità.

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