Appellativo ricorrente per noi Napoletani è “magnamaccarune”. Eppure nei secoli che hanno preceduto l’ingresso trionfale della pasta nella nostra cucina eravamo famosi come “mangiafoglie”, in omaggio alla nostra bravura nel cucinare le verdure, universalmente riconosciutaci.
Piatto monumento della nostra gastronomia più autentica è, quindi, la “minestra maritata“, discendente dalla “olla potrida” spagnola, meglio nota nel ‘600 come “pignatto grasso” e magnificata dal Del Tufo, dal Corrado e dal Cavalcanti, ovvero dai nostri tre grandi gastronomi.
Questa meravigliosa minestra, nella quale le verdure si “maritano” con il “salsiccione” è un piatto unico, classicamente invernale, da non confondere con la minestra di Pasqua, detta “de’ carduncielli”, che può essere considerata sua gemella.
Va detto che la carne di maiale deve essere quella conservata sotto sale, mentre le verdure sono quelle spontanee (cicoria, scarola, lattuga, cardoncello, borragine, broccolo nero, cavolo cappuccio, lattarola, finocchietto selvatico), raccolte con grande pazienza e dosate con altrettanta sapienza.